Lo sviluppo della Psicomotricità

Un ambito di confronto

Negli ultimi trent’anni è andata sviluppandosi in Italia un’importante riflessione relativamente all’intervento psicomotorio in ambito socioeducativo, nettamente differente da quello terapeutico e riabilitativo, non solo per le caratteristiche dell’utenza o del contesto di azione, ma anche per le sue finalità ed obiettivi. Negli anni ’90 si è creato all’interno dell’Associazione Nazionale Unitaria Psicomotricisti Italiani un coordinamento di colleghi interessati ad operare specificamente in ambito educativo, la Commissione Educazione ANUPI, che  intendeva andare alla ricerca delle costanti dell’intervento psicomotorio, per mettere a fuoco la specificità e la ricchezza della psicomotricità in campo educativo. Successivamente si è costituito nel 2001 il Gruppo Nazionale ANUPI per la Progettazione e la Ricerca in ambito Socio Educativo, con l’intento di approfondire  il lavoro di elaborazione e diffusione della psicomotricità educativa e preventiva, favorendo l’apertura culturale e il confronto tra i diversi orientamenti psicomotori.

Lo sviluppo della psicomotricità educativa e preventiva

Il lavoro comune si è indirizzato verso le seguenti linee di intervento:
  1. La ricerca di spazi di intervento in ambito sociale in un’ottica di promozione della qualità della vita, coinvolgendo molto spesso anche i genitori, con la finalità specifica di offrire forme di supporto dirette alla loro partecipazione attiva nel percorso di crescita dei figli.
  2. L’ampliamento dell’ intervento con i bambini all’interno delle realtà educative e scolastiche: dal nido alla scuola primaria.
  3. La formazione degli insegnanti, rispetto a una funzione di tipo preventivo come la lettura del disagio, accanto alla richiesta di consulenze su aspetti di tipo pedagogico: gestione dell’aggressività, sviluppo del gioco, strutturazione degli spazi e dei tempi educativi.
  4. Lattenzione ai percorsi universitari di area educativa e formativa, relativamente all’area del corpo, del movimento e del gioco, nelle sue diverse valenze formative, con l’intento di introdurre la psicomotricità nei corsi di laurea ad indirizzo formativo.

La progettazione in ambito socioeducativo

Nella seconda fase il lavoro del GRUPPO ha scelto di indirizzarsi verso la definizione di alcuni aspetti ritenuti fondanti nella pratica educativa
  • il ruolo e la funzione della figura professionale dello Psicomotricista in campo socio-educativo
  • gli obiettivi educativi dell’intervento con i bambini, al fine di cogliere gli indici del disagio (procedure di osservazione/valutazione dell’azione del bambino) e di favorire l’agio (metodologia di intervento);
  • il possibile contributo formativo degli psicomotricisti in rapporto alle altre figure socio-educative (insegnanti, operatori sociali etc.) che lavorano sul territorio.
  • la specificità di una progettazione psicomotoria in ambito scolastico e/o educativo territoriale.

Alcuni aspetti hanno assunto un valore fondante:

  1. una chiara demarcazione del confine tra terapeutico e preventivo, riconoscendo la ricchezza di un’esperienza originalmente italiana, che partendo dal lavoro sulle disabilità si era sperimentata positivamente anche in un campo educativo più ampio
  2. la valorizzazione dell’intervento di gruppo nella pratica psicomotoria, lavorando sull’integrazione delle differenze personali (abilità, genere, cultura, provenienza, età …)
  3. il superamento della scissione tra processi cognitivi e relazionali, collocando il nostro intervento all’interno di una “cultura della complessità”, nel dialogo con altre discipline del campo educativo e formativo