Storia della formazione

E’ negli anni 70 che cominciarono a svilupparsi in Italia le prime formazioni in psicomotricità, che a partire dal 1985 e sotto il patrocinio del Prof. Bollea, diedero vita ad un coordinamento delle scuole triennali di
psicomotricità, rispondenti a criteri condivisi e al principio di un reciproco riconoscimento, pur conservando le proprie concezioni psicomotorie e specificità formative.

L’obiettivo comune era la possibilità di definire un profilo dello Psicomotricista e conseguire il riconoscimento della relativa figura professionale.

Il principale punto di omogeneità tra le scuole di psicomotricità stava nella strutturazione, all’interno dei percorso formativi di tre aree integrate: la formazione teorica, la formazione pratica e la formazione personale.

Restavano modulazioni più o meno forti tra linea funzionale e linea relazionale della concezione psicomotoria e un diverso investimento sul tema educativo.

La formazione corporea personale

Un accento particolare veniva dato da più scuole alla formazione personale corporea che muoveva le sue strategie di cambiamento attorno al binomio tono – emozione, attraverso la sperimentazione di un piacere condiviso, l’attivazione dell’apertura empatica all’altro.

Nell’ambito della formazione pratica viene ampiamente studiato il tema dell’osservazione dell’interazione psicomotoria, e strumenti via via più raffinati vengono messi a punto per valicare l’efficacia.

Le scuole triennali

Se i primi anni delle scuole triennali raccolgono dagli allievi motivazioni personali di ricerca e  aggiornamento, successivamente va crescendo una motivazione e una struttura della formazione sempre più professionalizzante e si compone una articolata teoria della pratica clinica ed educativa.

Richiamandosi a Wallon e Ajuriaguerra, Giovanni Chiavazza così centrava quello specifico psicomotorio attorno al quale prende senso la formazione pratica e teorica:

La formazione universitaria

Nel processo di elevazione della formazione professionale a livello universitario e con la successiva istituzione della laura triennale per i Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva si arriva a una graduale ridefinizione delle scuole private tradizionali, che gradualmente divengono anche agenzie di formazione permanente post-laurea.

Il passaggio al pubblico e l’impatto con la struttura formativa universitaria comporta però anche qualche caduta qualitativa rispetto alle formazioni tradizionali: la formazione personale e il tirocinio rischiano di perdere peso o sono attivati faticosamente e le aree disciplinari parcellizzate rendono più difficile la coordinazione e l’unitarietà del processo formativo.

I Master universitari

Nel 2000 si va diffondendo, a partire dall’Università Milano-Bicocca l’insegnamento di Pedagogia del Corpo e della Psicomotricità, fino alla creazione a Bologna e a Bergamo dei primi Master Universitari per la formazione di Psicomotricisti di area socio educativa, che intende avviare il percorso per il riconoscimento di una figura psicomotoria in campo pedagogico.

Dato che i Master in Psicomotricità educativa e preventiva sono di 1500 ore, il Direttivo Nazionale ANUPI delibera la necessità di prevedere una Formazione complementare professionalizzante in psicomotricità di 900 ore, che vada a completare la formazione di coloro che intendono diventare psicomotricisti, avendo iniziato la propria formazione in ambito universitario.

La Ricerca sullo sviluppo

Il cammino evolutivo evidente dei percorsi formativi rispecchia la progressiva trasformazione del ‘campo’ e in particolare il processo dinamico della ricerca sullo sviluppo.

A questo proposito la formazione e la pratica dello Psicomotricista assimilano i risultati dell’enfant Research, della ricerca neurobiologica, riconoscendovi una parte della propria identità storica.

 

Ferruccio Cartacci  

Direttore della Rivista  La Psicomotricità: educazione prevenzione e formazione