Nell’intervento psicomotorio il ruolo dell’adulto si delinea nella funzione specifica di far emergere le risorse autentiche del bambino, adottando un atteggiamento di osservazione di ciò che il bambino realizza nel gioco, dando spazio alla sua azione spontanea.

Lo psicomotricista infatti si pone esattamente questo obiettivo: offrire al singolo bambino e al gruppo dei bambini una vera e propria ‘palestra emotiva’, dove è proprio la capacità di regolazione e di condivisione delle emozioni ciò che è messo in gioco attraverso il gruppo e il setting in cui il gioco trova forma, concretezza e contenimento. 

L’adulto ha un ruolo di facilitatore, rispetto alla naturale evoluzione del bambino, ma allo stesso tempo, nella sua capacità di ascolto, di attivatore delle risorse personali che emergono gradualmente nelle situazioni di gioco. 

Uno degli elementi che vanno sottolineati nell'attuale fase di sviluppo della Psicomotricità italiana all’interno delle realtà educative e scolastiche, è la consapevolezza che le finalità e le modalità dell’intervento psicomotorio svolto in tale contesto debbano differenziarsi nettamente da quelle di un intervento psicomotorio svolto in ambito clinico (riabilitativo o terapeutico).

Non è finalizzata in specifico ad attivare l’elaborazione diretta di problematiche personali del soggetto in difficoltà attraverso l’affidamento individuale allo psicomotricista che  propone percorsi di riabilitazione e di cura.

Non intende altresì agire all’interno di gruppi selezionati di bambini, che presentino problematiche o carenze da curare, rischiando di creare la triste dimensione delle classi o dei gruppi differenziali di antica memoria.

L’intervento psicomotorio preventivo rivolto a tutti, così come noi lo intendiamo, è orientato ad attivare i potenziali evolutivi dei bambinivalorizzando:

 

La dimensione relazionale tra adulto e bambino

la dimensione del gruppo naturale dei pari

la dimensione ludica

la dimensione creativa

 

La Psicomotricità che noi proponiamo intende così collocarsi ad un livello di prevenzione, intendendo specificare e differenziare i diversi livelli di intervento, considerati pienamente pertinenti alla dimensione scolastica ed educativa:

- La prevenzione primaria, comepromozione e sviluppo delle potenzialità personali dei bambini, stimolando le funzioni fondamentali ad una crescita sana ed equilibrata: la sperimentazione delle capacità di regolazione personale nell’azione e nel gioco, il rinforzo dei processi di individuazione e di  socializzazione, lo sviluppo della creatività e del decentramento cognitivo, all’interno dei percorsi psicomotori proposti ai bambini.

- La prevenzione secondaria, come rilevazione dei fattori di rischio che potrebbero rallentare il processo di crescita di un bambino, in particolar modo per quanto concerne l’integrazione tra le diverse aree di sviluppo: motoria, cognitiva ed affettivo-relazionale. Lo psicomotricista, nel suo impegno in ambito educativo,  porterà necessariamente la propria formazione clinica, la propria capacità di osservare e comprendere il mondo interiore dei bambini e le loro difficoltà personali, supportando l’integrazione delle diverse parti, all’interno della dinamica personale ed interpersonale del gioco.

- La formazione di insegnanti, educatori e genitori,comepossibilità di sperimentare una dimensione educativa che valorizza l’azione del bambino, la spontaneità e la creatività,  recuperando il valore del gioco e dell’immaginario, all’interno del processo di crescita.