VI° Congresso ANUPI

congresso anupi

 

 Intervento Psicomotorio e Neuropsicomotricità

tra continuita’ e cambiamento

 

Il Congresso dell’Associazione Nazionale Unitaria Psicomotricisti Italiani, si svolge ogni tre anni, ed è un evento importante per gli Psicomotricisti e i  Neuro e Psicomotricisti dell’Età Evolutiva.

Le tre giornate di lavoro sono una tappa significativa per la formazione professionale dei soci, ma anche un momento di riflessione e definizione di nuove linee di ricerca e intervento, dando un’importante ricaduta in termini di professionalità, sia per gli operatori inseriti nel Sistema Sanitario Nazionale, che per gli psicomotricisti impegnati in ambito educativo o formativo.

Il Congresso non ha avuto per l’Associazione il solo scopo di riunire i professionisti della categoria, ma anche di proporre una visione dell’infanzia e dei suoi problemi, alla luce dei progressi che la ricerca sui temi propri dell’Età Evolutiva ha sviluppato in ambito scientifico ed umanistico, allacciando nuovi rapporti fra Neuroscienze, Psicomotricità, teorie dello sviluppo e  dell’apprendimento; fra approccio terapeutico, preventivo ed educativo; tra il curare ed il prendersi cura dell’Infanzia, sia in ambito istituzionale che territoriale.

Il Congresso, che ha visto la partecipazione di più di 400 persone, ha rappresentato un’importante occasione per confrontarsi sull’apertura di nuovi percorsi formativi, come il Corso di Laurea per Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva, facendo conoscere ad istituzioni e famiglie una nuova figura professionale che opera in ambiti diversi: educativo, preventivo, riabilitativo e terapeutico edhauna sua soecifica modalità di affrontare i bisogni educativi, preventivi e terapeutici dei bambini, dalla normalità all’handicap grave.

 

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Relazione introduttiva Prof. Andrea Bonifacio

 

L’obiettivo della relazione iniziale del Presidente, nel quadro dei lavori del congresso,  è quello di illustrare il complesso percorso  culturale,  scientifico e politico, che avviatosi intorno alla fine degli anni sessanta, ha condotto all’attuale quadro  attraverso cui si articola  la presenza della  psicomotricità in Italia.  La relazione affronterà, oltre al vertice storico,  la ricca problematica  relativa all’intervento psicomotorio,  sottolineandone in particolare, il carattere di forte originalità derivante da una visione sempre integrata e mai parcellizzata dell’essere umano e in particolare del bambino.

Le pratiche psicomotorie, siano esse orientate al bambino o all’adulto, siano esse declinate nel versante preventivo, educativo, clinico o formativo, si sono sempre collegate ad uno sfondo teorico e metodologico che sollecita la necessità di una visione olistica dell’uomo e dei suoi problemi, in un ‘ottica di integrazione dei processi mentali e corporei.

Le attuali ipotesi nel campo delle neuroscienze tendono a confermare ciò che la Psicomotricità verifica da molti decenni sul piano clinico; per questo motivo la relazione ha come ulteriore obiettivo quello di aprire la riflessione teorica, che sarà oggetto di tutti i lavori congressuali, in merito alla definizione epistemologica del concetto di neuropsicomotricità.

 

Tavola Rotonda “ Neuroscienze e Psicomotricità tra oggettività e soggettività

La tavola rotonda affronta i temi del dibattito epistemologico attuale che mette a confronto le modalità di conoscenza tipiche delle scienze naturali e le modalità di conoscenza derivanti dai fenomeni soggettivamente percepiti.

Tale confronto è di immediato interesse per le professioni di aiuto e riabilitative in quanto esse devono darsi metodi di validazione e di raccolta di fenomeni e mantenere allo stesso tempo aperto e operante l’ambito dei fenomeni di coscienza e dell’esperienza soggettiva.

Non a caso si sta affermando una corrente di riflessione che prende il nome di neurofenomenologia.
Occorre perciò ritornare alla distinzione proposta da Jaspers tra “spiegazione” e “comprensione” intese come interessanti ambiti inconciliabili, e indagare la possibilità, anche in relazione ad alcuni sviluppi attuali delle neuroscienze, di una loro conciliabilità e  arricchimento reciproco.

Ciò viene proposto in relazione alle caratteristiche dell’intervento neuropsicomotorio che necessariamente deve mantenere aperti i due ambiti dell’oggettività e della soggettività.

Idee in azione:  i neuroni specchio e l’intenzionalità  M. Cappuccio

Interroghiamo filosoficamente il concetto di azione, approfondendo in quale senso un gesto possa essere dotato di significato intenzionale e di un fine.

Investighiamo gli esiti più attuali delle neuro scienze cognitive, che studiano la prefigurazione dell’azione motoria, al livello delle basi neuronali che ne consentono l’imitazione (neuroni specchio).

Ci avviciniamo poi ai fondamenti filosofici della psicologia, sottesi all’impostazione delle odierne scienze cognitive, attraverso il riferimento alla filosofia della volontà di William James.

Infine, ci confrontiamo con il pensiero taoista dell’inazione, cercando di coglierne il contrasto, grazie alla filosofia della Cina antica, cercando di analizzare quali siano i limiti entro cui si trova confinata la comprensione occidentale dell’azione, basata sulla contrapposizione di fini e mezzi.

 

Intervista al prof. Bollea A cura di Eugenio Ghillani

L’intervista al prof. Bollea rappresenta un importante momento di sintesi del lavoro compiuto dagli psicomotricisti italiani negli anni successivi alla fondazione dell’associazione. Il prof. Bollea, cofondatore dell’Anupi, ha avuto il merito di riconoscere alla psicomotricità italiana la dignità di interventoriabilitativo e di consentire quindi, il percorso verso il suo riconoscimento professionale.

L’incontro vuole essere innanzitutto un omaggio e una testimonianza di gratitudine, oltre che un’occasione per fornire ai colleghi che non lo hanno conosciuto, spunti di riflessione e di ricostruzione “storica” del percorso della psicomotricità in Italia.

 

 

Workshop Riabilitazione e terapia

L’intervento metterà in evidenza la  specificità della valutazione neuropsicomotoria , il contributo che il Neuropsicomotricista può offrire nella definizione della diagnosi funzionale e nella scelta degli obiettivi del trattamento.

Tali argomenti saranno trattati tenendo conto delle esigenze operative ed istituzionali di quanti operano in ambito sanitario in particolare verranno trattate le connessioni con l’ICF .

 

Abstract Workshop Educazione e Prevenzione

“La  funzione del lavoro di rete in educazione e  prevenzione psicomotoria”

Conduttori: Maria Piscitello, Donata Castiello, Anton Maria Chiossone, Luisa Formenti

Dopo una breve introduzione sui motivi e gli obiettivi che hanno portato alla scelta del tema del lavoro di rete in ambito psicomotorio, viene presentato un inquadramento della tematica dell’educazione e prevenzione psicomotoria.

Viene poi presentata più nello specifico  la metodologia del lavoro di rete, con particolare riferimento all’ambito psicomotorio. Vengono affrontati alcuni problemi aperti:la rete come necessità, lo psicomotricista e il lavoro di rete, i contesti, la normativa, i livelli del lavoro di rete, resistenze, strategie, ruoli.

La seconda parte definita “voci a confronto” prevede la discussione dei  risultati di alcune esperienze di lavoro di rete, illustrate con il contributo di alcuni soggetti radicati nel territorio e appartenenti a diversi contesti (scuola, pediatria di base, enti locali). I relatori, coadiuvati da testimonial  privilegiati, come professionisti ed esperti che lavorano in diversi enti dell’area socio educativa, apriranno la discussione con il coinvolgimento del pubblico, affrontando alcuni nodi problematici individuati.

Tavola rotonda

“a scuola con il corpo” fu l’efficace slogan che, negli anni ’70, fece da cappello a un’intensa stagione educativa che impose con forza il tema della soggettività dell’apprendere e dell’imparare. Un invito ad accogliere il corpo che conteneva in sé una sfida radicale, poiché rifletteva nel mondo dell’educazione desideri e utopie capaci di appassionare e coinvolgere in un progetto di cambiamento epocale un’intera generazione.

L’aver allora rintracciato, nelle rappresentazioni del corpo e nella rottura con una visione fortemente meccaniscistica e stereotipata dei suoi gesti e delle sue emozioni una delle chiavi attraverso cui ri-orientare la propria visione, consentì infatti ad alcuni o a molti di quella generazione di maestre, insegnanti, educatori e animatori di dare forma a una serie virtuosa di sperimentazioni innovative che finirono per contraddistinguere le scelte nei diversi contesti di riferimento per diversi anni a seguire.

Sono trascorsi trent’anni dal fermento di tale stagione educativa. A questa hanno fatto seguito, tra l’altro, l’esaltazione, certo anche compensatoria, dei contenuti curricolari degli anni ’80, il mito della programmazione e del controllo, il conflitto fra istruzionisti ed educatori. Pure a beneficio dei più giovani, senza alcuna pretesa consacratoria e tantomeno nostalgica, può essere utile chiedersi oggi, in un’indubbia fase di stallo, che cosa ne sia stato di quella fertile esperienza.

Le sue opzioni risultano così assorbite dalla prassi del lavoro educativo al punto di renderne difficile, se non addirittura inutile, una loro chiara riconoscibilità? Oppure, al contrario, si è assistito a una progressiva normalizzazione ed espulsione delle valenze perturbative che ne avevano allora decretato il successo? O che altro? E in ogni caso: che ne è del corpo nella concreta azione educativa contemporanea?

Work Shop Respiro e narrazione

E’ un cammino esplorativo dove respiro, segno ed emozione possono dialogare continuamente tra loro articolandosi con linguaggi espressivi differenti.

Passare ‘di forma in forma’, dal movimento alla scrittura, dalla postura alla messa in scena teatrale, introduce rotture e spiazzamenti calibrati, che danno vita ad una esperienza plastica in cui ogni partecipante può riconoscere e ampliare il proprio stile espressivo e la qualità della propria presenza.

Ne può nascere un movimento di consapevolezza che si nutra costantemente del contatto e dello scambio relazionale con gli altri.

Si vuole proporre una metodologia  che superi il binomio tradizionale vissuto corporeo – rappresentazione simbolica e la concezione lineare sottostante, per avviare un processo personale integrato, che apra a numerose vie recettive e canali espressivi e li coniughi in modo creativo e trasformativo.

Work Shop Gioco di rispecchiamento

Obbiettivo dell’intervento è riconoscere alcune principali regole del ‘gioco di rispecchiamento’ terapeutico che si attiva tra psicomotricista e paziente, che

è necessariamente un rispecchiamento imperfetto:

•    l’operatore non rispecchia tutti i contenuti emozionali, ma li seleziona
•    l’operatore fa ‘collimare’ dei propri contenuti emozionali con il bambino, ma li declina con canali espressivi diversi
•    l’operatore rispecchia fedelmente un elemento espressivo del bambino, poi lo calibra amplificando o attenuandone l’intensità.
•    modula i tempi dello scambio attraverso la simultaneità, l’alternanza, l’attesa, la velocità, la lentezza
•    infine può rispecchiare differenti piani di gioco, compresenti o potenziali, nel contesto ludico proposto dal bambino.

Valutazione e soggettività di Claudio Ambrosini

L’intervento si sviluppa tra teoria, metodologia, pratica e mira a descrivere le caratteristiche ambientali idonee a una valutazione psicomotoria, distinguendo i due strumenti cha la contraddistinguono e cioè ‘l’osservazione del comportamento spontaneo’ e ‘l’esame psicomotorio’.

Traccia le raccomandazioni per la valutazione e presenta le prove significative che la costituiscono. Con la sperimentazione pratica si sollecita l’attenzione verso la persona e la sua soggettività, senza la considerazione della quale risulterebbe impossibile tracciare un bilancio psicomotorio del bambino, utile per l’intervento terapeutico.

Il lavoro è sostenuto da video relativi all’ambiente di valutazione, da presentazione di parti significative della valutazione e soprattutto dal coinvolgimento corporeo dei partecipanti nella sperimentazione delle diverse prove.

Dal movimento all’azione simbolica Fabio Comunello – Paola Savini

Il contesto terapeutico ed educativo della pratica psicomotoria ha come riferimento la corporeità che sta ad indicare la complessità di fattori ( affettivi, emozionali, cognitivi, relazionali) che sono propri di una relazione che si sviluppa avendo come oggetto e soggetto significante il corpo, che si manifesta attraverso l’azione o forse meglio attraverso l’interazione, ponendo al centro il suo valore evolutivo, adattivo ed espressivo.

Questo implica che per occuparsi di uno o più  bambini, l’adulto che agisce come terapeuta o come educatore non potrà “ occuparsi del corpo e stare con il corpo ma dovrà parlare dal corpo” ( cfr Gison e Bonifacio).

Dunque è necessario che il Neuropsicomotricista o lo Psicomotricista  acquisiscano una capacità di gestione della propria corporeità, cioè che abbiano una consapevolezza delle modalità non verbali e verbali di rapportarsi con l’altro e che riescano a gestire il valore simbolico dell’azione.

Per un’esperienza pratica che affronti queste tematiche viene proposto un laboratorio pratico in cui si propone di sperimentare la pulizia del gesto, per acquisire una maggiore efficacia e consapevolezza espressiva.

Tavola Rotonda “ Intenzionalità dell’atto motorio e sviluppo delle abilità

Nell’ambito delle scienze cognitive la neuropsicologia dell’attenzione sta assumendo una sempre più ampia considerazione, perché coinvolge molti altri processi cognitivi, soprattutto quelli che riguardano l’ambito dell’adattamento attivo al mondo esterno e l’efficacia dell’azione. Interessa perciò direttamente anche le finalità,  gli atteggiamenti ed i metodi di intervento tipici della psicomotricità.

L’incontro tra l’impostazione concettuale ed operativa della psicomotricità e la neuropsicologia dell’attenzione può aprire un’ampia area di confronto e dibattito in quanto mentre la prima propone di coltivare, sviluppare e anche far nascere l’ambito dell’intenzionalità, la seconda mira al miglioramento di efficacia dell’azione, lavorando sui processi selettivi della percezione e sulla coltivazione degli automatismi.

Sembra, apparentemente, che si muovano su ispirazioni e finalità differenti, ma in realtà il loro confronto e incontro può fornire nuove risorse per il trattamento dei disturbi di apprendimento.Da tale confronto possono scaturire rinnovate riflessioni sul problema del raccordo tra conoscenza oggettiva, oggettivazione dell’azione ed esperienza soggettiva.

La terapia neuro psicomotoria e i disturbi nell’apprendere Mario. Bertolini

Viene descritto il rapporto che si crea nell’apprendere tra acquisizioni cognitive ed esperienze affettive e i vari intrecci che le une hanno sulle altre, nel determinare la resa del processo di conoscenza di sé. In particolare vengono affrontati i temi della integrazione, della sensorialità, dello schema corporeo e dell’immagine di sé.

Percorsi evolutivi dei bambini da 0 a 3 anni e strutturazione dell’intervento Ester Chicco e  Marusca Malossi

Attraverso la presentazione di video e la proiezione di foto si cerca  di stimolare nei presenti una riflessione sull’attitudine dello psicomotricista nel porsi di fronte alle necessità evolutive del bambino da 0 a 3 anni.

In particolare viene approfondita la modalità attraverso cui lo psicomotricista può:

•    Strutturare e modificare il setting psicomotorio per renderlo adeguato ai bambini di questa fascia di    età (spazio, oggetti, proposte)
•    Interagire in modo adeguato a livello tonico e corporeo  con il bambino
•    Facilitare l’interazione del bambino con i genitori e con gli altri bambini
•    Accogliere e supportare le iniziative del bambino
•    Fare proposte adeguate al particolare momento che il bambino sta vivendo (a livello di motricità, ma anche di pensieri, affetti ed emozioni)
•    Sostenere la possibilità del bambino di viversi il passaggio e l’alternanza fra attaccamento ed esplorazione

 

E’ possibile richiedere alla Segreteria Nazionale l’invio degli atti completi del Congresso 

segreterianazionale@anupi.it

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