Nella seconda metà degli anni settanta la psicomotricità si è inserita nelle realtà educative e scolastiche attraverso proposte principalmente individualizzate, a supporto dello sviluppo dei bambini con disabilità, con l’intento di potenziare i processi abilitativi e cognitivi dei bambini con deficit psichico ed organico, partendo innanzitutto dal rafforzamento delle abilità motorie di base. Questa proposta intendeva valorizzare non solo il consolidamento delle abilità personali, ma anche la dimensione creativa all’interno della relazione tra insegnanti e bambini ed all’interno dei gruppi o delle classi che venivano coinvolti nell’esperienza psicomotoria.

Le aule di sostegno che vennero arricchite dall’apporto della proposta psicomotoria non solo contenevano oggetti maggiormente coinvolgenti, ma cominciavano a valorizzare una delle dimensioni maggiormente amate dai bambini in ogni età, quella del gioco, sia spontaneo che finalizzato.

Le realtà laboratoriali, così definite perché valorizzavano gli aspetti più concreti e creativi dei processi di apprendimento, divennero gradualmente  una risorsa importante per la scuola italiana, non solo per i bambini con deficit, ma anche per le classi e gli insegnanti che mettevano in gioco le proprie abilità attraverso l’uso di diversi linguaggi espressivi. La proposta è andata gradualmente espandendosi anche all'interno dei nidi e delle scuole dell'infanzia, realtà molto sensibili alla tematica del gioco e della relazione educativa.

 

 

La realtà pedagogica italiana venne arricchita dall’influenza diretta di esponenti di rilievo della psicomotricità francese, chiamati da centri di formazione, enti locali o realtà scolastiche italiane, che proponevano agli insegnanti percorsi teorico-pratici, favorenti la sperimentazione diretta dei processi psicomotori, all'interno di esperienze residenziali.

Tra i diversi contributi è importante citare quelli che si sono rivolti maggiormente all’ambito educativo, influenzando direttamente lo sviluppo della psicomotricità italiana: L.Picq e P.Vayer, partendo dalla rieducazione dei disabili, focalizzarono poi la loro ricerca su un approccio educativo in grado di affrontare le diverse problematiche individuali.

Essi riconsiderarono le insufficienze mentali ed altri disturbi cognitivi, come espressione di un insufficiente uso cognitivo delle capacità individuali.

Affermarono inoltre l’importanza di un’educazione che consideri la persona nella sua totalità, in un rapporto attivo con le realtà circostante, focalizzando tre passaggi fondamentali nella conoscenza del mondo:

• la conoscenza di sé
• la conoscenza dell’oggetto
• l’interazione con l’altro

 

La psicomotricità ha vissuto in questi trent’anni una graduale trasformazione all’interno dell’ ambito scolastico, proponendosi non più come dimensione unicamente riabilitativa, rivolta ai bambini con handicap, ma anche come esperienza educativa originale, in cui i bambini potessero vivere la dimensione ludica, potenziando le proprie abilità motorie, sociali, comunicative.

Ai bambini delle classi della scuola dell’infanzia e del primo ciclo elementare, dove la psicomotricità si era gradualmente inserita, veniva offerta l’opportunità di sperimentarsi all’interno di percorsi psicomotori, caratterizzati dall’esperienza libera e diretta con i materiali (cerchi, palloni, stoffe, corde …) e da un preciso lavoro di percezione e regolazione delle abilità corporee, attraverso il confronto con lo spazio, il tempo, gli oggetti, i compagni.

Gli obiettivi generali su cui si lavorava inizialmente erano i seguenti:

• coordinazione dinamica generale ed equilibrio
• percezione e regolazione del movimento
• strutturazione dello schema corporeo
• coordinazione oculo-manuale e segmentaria
• organizzazione spazio-temporale

Ogni processo di astrazione nasce dal passaggio attraverso un’iniziale dimensione senso-motoria, nella quale il bambino è coinvolto globalmente in tutta la dimensione tonico-emozionale, in un utilizzo sensoriale e percettivo dell’oggetto, e dello spazio.

Il gioco va dirigendosi in modo naturalmente progressivo verso successive tappe, in cui il pensiero acquisisce un ruolo sempre più importante, passando attraverso modalità esplorative, costruttive e simboliche. I processi di decentramento ed astrazione vengono consolidati dalla fase della rappresentazione, formalizzata attraverso il disegno, la manipolazione e la narrazione.

La novità importante che si andrà inoltre a sottolineare nell'approccio psicomotorio è che il bambino agisce in funzione della relazione con l’altro, adulto o bambino, in successivi processi di identificazione e differenziazione, che vanno a sostenere ed accompagnare la sua azione nel mondo e quindi i suoi processi di crescita. Grande valore viene ad assumere nel gioco il significato simbolico dell’azione, rapportato al presente della relazione, ma anche ai significati più profondi che nell’azione vengono giocati.

Dalla scuola dei laboratori si è arrivati gradualmente alla concezione pedagogica di un sistema formativo integrato, nel quale la scuola potesse essere alimentata da un contatto costante con il territorio, per rispondere al bisogno formativo dei bambini e delle famiglie, nelle diverse fasi della crescita.

E’ in questo periodo che nascono i Centri territoriali di Attività Psicomotoria, esperienza di avanguardia all’interno della dimensione dei servizi pubblici rivolti all’infanzia, proponenti percorsi di potenziamento delle abilità psicomotorie e comunicative dei bambini, all’interno di una concezione integrata dello sviluppo infantile.

Gli psicomotricisti che lavoravano in tali servizi, si indirizzarono in particolar modo verso il supporto alle difficoltà evolutive che andavano emergendo nelle diverse realtà educative.” La pedagogia della Pratica Psicomotoria, fondata sull'ascolto del bambino e di se stessi, e non solo su un piano verbale o cognitivo, ma anche su un piano tonico-emozionale e dell'espressione non verbale, é sembrata una proposta adeguata e utile per il mondo della crescita e dell'educazione. Proprio come aiuto ad entrambe: alla crescita del bambino e alla funzione educativa del mondo adulto. Si é inteso quindi il campo dell'educazione come il campo dello sviluppo del bambino, dello sviluppo delle sue capacità, della messa in atto delle sue risorse, dello sviluppo delle sue potenzialità.

Questa impostazione ha cercato di superare la separazione tra il mondo del gioco, proprio del bambino, e quello della didattica formale, proposta dal sistema scolastico più tradizionale, superando una collocazione della psicomotricità distaccata dalla dimensione educativa e didattica complessiva, dedicata solo ad alcuni, quelli che presentano un deficit o problemi di diversa tipologia.

Su questa linea di intervento è importante citare la proposta psicomotoria di Angela Biagini, sviluppatasi non solo all’insegna dell’integrazione dei bambini con handicap, ma anche dell’integrazione personale di tutti i bambini nella realtà scolastica.

La sua esperienza ci ha proposto un’educazione psicomotoria che supera il concetto di didattica specifica relativa all’handicap, evolvendosi verso una filosofia dell’essere, dell’autentico rispetto dell’individuo (sé stessi/l’altro/gli altri ) nel confronto continuo, in un progressivo processo di integrazione:
• integrazione scolastica e sociale (dell’handicappato)
• integrazione delle conoscenze e delle competenze (dell’individuo: bambino/adulto)
• integrazione dell’Io, per una positiva strutturazione dell’identità

 

In sintonia piena con i compiti propri delle realtà scolastiche ed educative, possiamo pensare che la proposta psicomotoria sia in grado di offrire la propria azione di supporto a favore di uno sviluppo ecologico dei bambini, anche grazie ad un particolare approccio metodologico, che sa attivare le parti migliori dei bambini, in modo ludico, divertente, non intrusivo, dato che

“l’intervento psicomotorio nel suo setting specifico non mira a eliminare i sintomi del disagio agendo direttamente sul bambino, ma molto più realisticamente fa sì che l’uso del corpo, del movimento e del gioco non creino o creino il minor disagio possibile al bambino nel suo rapporto con se stesso, gli altri e il mondo esterno, attraverso una opportuna ed efficace manipolazione del setting psicomotorio in cui ciò avviene. Il che può affettivamente ridurre o eliminare il disagio stesso, quando fosse determinato o fortemente influenzato da un cattivo rapporto del bambino con se stesso, gli altri o gli elementi del mondo esterno" (Nicolodi 2006).

Nell’intervento psicomotorio il ruolo dell’adulto si delinea nella funzione specifica di far emergere le risorse autentiche del bambino adottando un atteggiamento di osservazione di ciò che il bambino realizza spontaneamente nel gioco, dando spazio alla sua azione spontanea, come  sintesi di un’esperienza  vissuta ed evocabile.

Le finalità dell’intervento psicomotorio posto all’interno di un progetto di integrazione e di qualificazione dell’offerta formativa scolastica, potranno quindi essere riassunte  nei seguenti punti:

Sostenere una visione positiva del bambino come bambino competente, creativo, in grado di partecipare al proprio percorso di crescita.

Fornire ai bambini uno spazio di espressione, comunicazione e benessere relazionale, dove venga valorizzato il gioco e la sua funzione evolutiva.

Favorire una pedagogia dell’ascolto e dell’accoglienza della dimensione corporea all’interno della realtà scolastica ed educativa (creazione di spazi comodi, ritmi di lavoro equilibrati, attenzione alla dimensione emozionale)

Fornire uno spazio che sostenga lo sviluppo dell’identità di ogni bambino: tra difficoltà e potenzialità, tra maschile e femminile, tra dipendenza e autonomia , tra emozione e razionalità.

Fornire agli insegnanti ed agli educatori un supporto alla gestione delle dinamiche interpersonali che si sviluppano all’interno della dimensione educativa.

Sostenere la formazione e l’integrazione dei nuovi gruppi-classe nei momenti di passaggio da una realtà educativa all’altra (nido, scuola dell’infanzia, scuola elementare).

Sviluppare l’osservazione sui singoli bambini in ingresso nelle realtà scolastiche, fornendo uno screening precoce per l’individuazione di situazioni di deficit e/o di disagio.

Collaborare alla definizione di percorsi di formazione specialistica per insegnanti ed educatori, in collaborazione con ente locale ed università.

La realizzazione dell’intervento psicomotorio in ambito scolastico si è trasformata negli ultimi anni, arrivando in alcuni contesti, come nell'esperienza bolognese del Progetto AGIO ad una modalità strutturale di coinvolgimento degli insegnanti, degli educatori e dell’ istituzione scolastica nel suo complesso.

Tale intervento infatti, configurandosi come intervento di valenza specialistica collocato all’interno di una rete professionale più ampia, fornisce un contributo per attivare le differenti risorse della comunità scolastica, in funzione di obiettivi più ampi e condivisi di prevenzione e qualificazione dell’offerta formativa complessiva, senza sovrapposizioni di ruolo o invasioni di campo rispetto ad insegnanti ed educatori.